23October2017

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IN MEMORIA DI DENTON ARTHUR COOLEY

( Houston , 22 Agosto 1920- 18 Novembre  2016 )

 

Il 18 novembre, alla venerabile eta’ di 96 anni si e’ spento Denton A. Cooley , grande uomo, pioniere e ,ormai, monumento della cardiochirurgia mondiale.

L’origine , la storia e l’evoluzione della cardiochirurgia moderna e’ indissolubilmente legata al suo nome. Fondatore a Houston nel 1962 del Texas Heart Institute , ha fatto scuola ed ha formato intere generazioni di chirurghi provenienti da tutto il mondo, diventati poi leaders della disciplina nei loro paesi. Molti sono gli italiani che  ,negli anni, con ruoli diversi, hanno frequentato ed hanno fatto training al THI (lista in tabella 1).

 

Nel 1944, da giovane interno  al Johns Hopkins, Dr. Cooley partecipa ad un’operazione  eseguita dal Dr. Alfred Blalock su un piccolo paziente con cardiopatia cianogena : lo shunt di Blalock-Taussig, procedura definita come “l’alba della chirurgia cardiaca moderna”. Tutto cio’ e’ d’ispirazione al giovane Denton e lo convince che quella e’ la sua vocazione e la strada da percorrere. Sempre al John Hopkins, Dr. Cooley incontra l’amore della sua vita: Louise Goldsborough Thomas , che sposa nel 1949 :insieme costruiranno una fantastica famiglia, che oggi conta   28 nipoti e 16 pronipoti.                                                                                                        

Non mi soffermo ulteriormente sulle tappe storiche della sua formidabile carriera umana e professionale: gli interventi eseguiti per la prima volta al mondo; gli oltre centomila interventi eseguiti al THI, con il suo prestigioso staff; la storica rivalita’ con Dr. Michael E. DeBakey, sanata in tarda eta’ con una commovente riconciliazione; i numerosi riconoscimenti ottenuti, tra cui due medaglie presidenziali consegnategli da Ronald Reagan e Bill Clinton. Sono tutti eventi ben noti e rivisitabili sul sito http://www.dentonacooley.org, insieme ad una photogallery che ripercorre la sua storia personale.

 

A chi si trovasse a passare da Houston (il prossimo STS meeting di gennaio 2017 potrebbe essere un’occasione), consiglio la visita del museo storico della cardiochirurgia al THI (figure da 1 a 12), che rivive tutte le tappe evolutive delle tecniche e dei materiali utilizzati dagli albori ai giorni moderni, con Dr. Cooley ,ovviamente,  nel ruolo di primo attore.

Ringrazio la Societa’ Italiana di Cardiochirurgia per il privilegio concessomi di scrivere questo memoriale, che vorrei concentrare su quella che e’ stata la mia esperienza personale ed il mio contatto con questo grande uomo .

Sono stato fellow di chirurgia cardiovascolare al THI per 18 mesi, da gennaio 1989 a giugno 1990 (figure 13 e 14). La mia decisione di fare il cardiochirurgo risale a quando ero un piccolo scolaro di scuola media. Anni ’70,  televisione di casa in bianco e nero:  Denton Cooley da Houston esegue un intervento di sostituzione di una valvola cardiaca.  Era il primo intervento cardiochirurgico in diretta televisiva mostrato in Italia. Fui affascinato; fu una sorta di illuminazione: decisi sin da allora che “da grande”  avrei intrapreso gli studi universitari di Medicina con l’unico obiettivo di fare il cardiochirurgo.

 

Nel giugno 1988 partecipai a Bergamo al I Meeting Mondiale di Cardiochirurgia Pediatrica, organizzato dal compianto Prof. Lucio Parenzan. Ero un giovane specializzando al secondo anno di cardiochirurgia a Catania;  avevo superato il test di abilitazione americana ECFMG ed avevo gia’ mandato una serie di lettere di richiesta di training alle piu’ prestigiose Istituzioni americane, tra cui il THI. Tutto il gotha mondiale della cardiochirurgia era presente a Bergamo, incluso Dr. Cooley. Mi fu presentato e , con timore riverenziale, con il mio inglese stentato, gli parlai della mia application per una fellowship al THI. Mi promise che, al suo rientro a Houston, si sarebbe interessato : due settimane dopo, con grande gioia, ricevevo la lettera di accettazione per la fellowship.


 
 

L’esperienza al THI e’ stata fondamentale per la  mia maturazione e lo sviluppo della mia carriera professionale. Avevo soltanto  27 anni: osservando Dr. Cooley, ho ricevuto un esempio ed un modello unico di approccio al ruolo di chirurgo e di uomo.

I suoi ritmi di lavoro erano impressionanti. Da lunedi a venerdi , alle 6 di mattina era in ospedale e cominciava il giro in terapia intensiva; alle 6:30 partecipava ai meeting ricorrenti settimanali; alle 7 cominciava l’attivita’ chirurgica. A quell’ora al THI dieci sale operatorie entravano in funzione ed il suo personale programma quotidiano prevedeva almeno dieci casi, comprendendo tutto lo scibile della chirurgia cardiovascolare, ed occasionalmente anche qualche caso di chirurgia generale, quale una mastectomia o una colecistectomia.

La sua semplice presenza era carismatica; le sue movenze lo qualificavano immediatamente come un gentleman di altri tempi. Di poche parole, ma sempre arguto e con la battuta pronta , con quell’ironia che denotava un’intelligenza superiore. Sempre calmo , in pieno controllo;  mai sopra le righe, ne’ dentro ne’ fuori dalla sala operatoria. Autorevole, mai autoritario; umile, con la consapevolezza, pero’ ,del suo valore. Ad un giornalista che gli chiedeva chi fosse, a suo giudizio, il piu’grande cardiochirurgo di tutti i tempi, rispose argutamente: “ oltre me stesso?”.

 

Il carisma della persona trasmetteva all’intero staff uno stile ed un  modello di comportamento improntato al rispetto del paziente e dei colleghi di lavoro. Il teamwork di cui oggi si fa un gran parlare (con risultati concreti alterni) era per lui obiettivo fondamentale e la sua leadership ne garantiva la realizzazione.

Il suo modo di fare chirurgia rispecchiava la sua personalita’. Silenzioso; in piena padronanza del campo operatorio; automatismi perfetti con uno/a scrub nurse che passava gli strumenti senza necessita’ di richiederli. Qualsiasi situazione complessa affrontata e risolta con grande tranquillita’ e rapidita’. La sua chirurgia era un flusso continuo (figura 15): non un tentennamento, mai lo stesso gesto ripetuto due volte. Le sue mani  si muovevano in maniera elegante, mai affrettata, con un’efficacia che conferiva rapidita’ all’atto chirurgico.

Non a caso il motto della Denton Cooley Cardiovascular Society ,fondata dai suoi allievi, e’: “simplify, modify, apply”. Esso, in tre parole, riassume i principi della sua chirurgia: innovazione continua e pragmatismo assoluto per una procedura chirurgica efficace e semplificata , mai pero’ sbrigativa.

La giornata di lavoro , in serata, proseguiva con il giro visite pazienti ,nella tower del THI, con la costante presenza di Dena Houchin, sua fidata assistente clinica ed amministrativa.

 

Il sabato mattina con maggiore tranquillita’, alle 8:30, iniziava il giro visite di tutti i pazienti operati, dalla terapia intensiva alla degenza ordinaria. La domenica nel tardo pomeriggio era tempo di briefing chirurgico con revisione delle cartelle cliniche e delle indagini diagnostiche pre-operatorie e successiva visita ai pazienti da operare l’indomani.

Una vita dedita al suo lavoro ed ai suoi pazienti, che non ha mai distolto dr. Cooley da quella che considerava l’altra priorita’ della sua esistenza: la famiglia.

A chi lo definiva “workaholic” rispondeva senza obiettare: “mi piace il mio lavoro, lo considero un privilegio di enorme valore”. Cio’ senza nulla togliere all’importanza della famiglia che amava riunire numerosa nel suo ranch Cool Acres (figura 16) o nella sua casa sulla spiaggia di Galveston.

 
 

Una volta l’anno riuniva tutto lo staff del THI per un picnic nel suo enorme ranch Cool Acres: noi fellows andavamo per una giornata di divertimento, mangiando “tex-mex food” , giocando a baseball con Dr. Cooley (figura 17) e magari, a fine serata, ballando sempre con lui al suono di una band di country music.

Sempre una volta l’anno Dr. Cooley riuniva tutto lo staff medico per una foto di gruppo davanti l’entrata del THI, con lo sfondo del “symbol of excellence”, la famosa scultura di granito raffigurante  un cuore stilizzato. Si soffermava poi ulteriormente per una foto singola con ognuno di noi “trainees” (figura 14).

 

Ho rivisto di recente Dr. Cooley a fine gennaio 2015. Di ritorno dal meeting STS di Phoenix ho fatto tappa ad Houston, con l’unico scopo di rincontrarlo e ringraziarlo. Dopo oltre 25 anni il Texas Medical Center e’ cambiato, ulteriormente lievitato: altri enormi “buildings” costruiti; il suono di un tram che adesso lo collega a “downtown”.

Dr. Cooley mi riceve nel suo ufficio. E’ seduto nella sua sedia elettrica . Mi spiega che ha un cuore polmonare cronico, a causa di una grave tromboembolia polmonare che lo ha messo anche in serio pericolo di vita. Per questo non puo’ piu viaggiare in aereo e partecipare ai meeting. Si affatica facilmente per minimi sforzi e ,pertanto, si muove in giro per l’Ospedale con la sua sedia elettrica, che definisce il suo “burro” (dallo spagnolo :asinello). Continua a venire tutti  i giorni in ufficio dalle nove di mattina al primo pomeriggio: legge corrispondenza (figura 18), riceve visite, da’ consigli mettendo la sua esperienza e saggezza a disposizione dello staff THI.

 

Sulla scrivania ha una cartella: e’ il mio “file” di fellow THI 1989-90. Legge il report della mia performance; con mia sorpresa, esce anche la foto di una neonata e riconosco mia figlia Elena (mi ero scordato di avergli inviato la foto della mia primogenita, nata l’anno dopo aver lasciato Houston). Mi chiede della mia famiglia e mi mostra le foto della sua famiglia sparse nel suo ufficio. E’ orgoglioso dei suoi numerosi nipoti e pronipoti. Mi racconta soddisfatto che, dopo lui ed il genero Charles Fraser (Chief of Congenital Heart Surgery-Texas Children’s Hospital, Houston),  una terza generazione , un nipote,  studia al Johns Hopkins.     Io ,finalmente, ho modo di raccontargli di come ho maturato la decisione di diventare cardiochirurgo e come lui sia stato importante per il raggiungimento dei miei obiettivi professionali. Dopo mezzora abbondante di conversazione ci salutiamo. Gli chiedo una foto e mi avvicino a debita distanza con atteggiamento riverenziale: lui mi invita a farmi piu’ vicino. Momento di grande emozione e foto con abbraccio (figura 19).

Avevo in mente di tornare a visitare Dr. Cooley a fine gennaio in occasione dell’STS meeting: non ce n’e’ stato il tempo. E’ andato via, poche settimane dopo la dolorosa perdita dell’amata Louise, lasciando a tutti noi una pesante eredita’: ai seniors, la responsabilita’ di mantenere alti gli standard di eccellenza nella nostra disciplina chirurgica, formando adeguatamente le nuove generazioni; ai juniors, una visione ed un esempio di totale dedizione ed impegno per il raggiungimento dei propri obiettivi professionali.                                                                                 

La scomparsa di Dr. Cooley e’ una perdita insanabile per il mondo della cardiochirurgia. Il suo insegmanento ,pero’, lo manterra’ vivo tra di noi e  lui stesso commenterebbe con una frase che  pronunciava spesso in circostanze tristi e difficili : “the show must go on”.

 

Al recente meeting SICCH a Roma il prof. Roberto Di Bartolomeo ha ricordato ,con voce rotta dalla commozione, gli insegnamenti ricevuti dal suo maestro e mentore prof. Pierangeli.

Il mio augurio ai giovani che intraprendono questo percorso e’ di trovare sulla loro strada figure illuminate ed illuminanti  (Dr. Cooley lo e’ stato per me, figura 20), che siano di supporto, d’aiuto e d’ispirazione nel raggiungimento del giusto traguardo, in questa disciplina ardua, impervia, ma affascinante e meravigliosa che e’ la cardiochirurgia: non semplice lavoro, non una professione, ma vera e propria disciplina di vita.
 

Michele Pilato
Dipartimento per la cura e lo studio delle patologie cardiotoraciche e dei trapianti cardiotoracici
IRCCS-ISMETT, Palermo

 

Table 1. Texas Heart Institute Cardiovascular Surgery Trainees from Italy

Doctors:

1.       Guido Bajardi

2.       Italo Borini

3.       Felice Bruno

4.       Piergiorgio Cao

5.       Gianni Capannini

6.       Massimo Chello

7.       Luigi Chiariello

8.       Sergio Cicia

9.       Flavio Cocconcelli

10.   Giovanni Deriu

11.   Giorgio Falaschi

12.   Fabrizio Follis

13.   Alessandro Golino

14.   Antonino Grande

15.   Gabriele Iannelli

16.   Saverio LaFrancesca

17.   Alberto Lomeo

18.   Antonietta Marchese

19.   Carlo Massimo

20.   Bruno Mezzacapo

21.   Guido Michielon

22.   Gianantonio Nappi

23.   Gianmaria Ottino

24.   Donato Pantaleo

25.   Roberto Parravicini

26.   Maurizio Penati

27.   Michele Pilato

28.   Antonio Ravazzolo

29.   Francesco Recchia

30.   Guido Ricevuto

31.   Frank M. Sandiford

32.   Roberto Schettino

33.   Sabino Scoletta

34.   Ugo Tesler

35.   Michele Toscano

36.   Mario Trivellato

 
 
 
 
 
 
 

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